Aumentare la latitudine di posa – image stacking

Nell’articolo aumentare la latitidune di posa, abbiamo descritto come sia possibile aumentare la latitidine di posa unendo scatti multipli della stessa scena. Questi scatti devono essere eseguiti con esposizioni differenti mantenendo costante il diaframma e variando il tempo di espozizione. Gli scatti così ottenuti andranno poi uniti in post produzione secondo la procedura chiamata “contrast blending” ed illustrata da Erik Krause nel suo sito.
Un’altra possibilità per unire gli scatti ottenuti, forse meno raffinata, ma più facile e veloce da applicare ci viene fornita con la nuova versione di Photoshop CS3 in cui è stata aggiunta la funzione di image stacking.
Questa funzione permette di creare velocemente uno stack (pila) di immagini che possono poi essere fuse insieme secondo diverse modalità.
Annalizziamo con un esempio pratico come questa funzione possa essere utilizzata per aumentare la latitudine di posa.
Prendiamo una sequenza di 5 diverse esposizioni fatte a 2 stop di differenza una dall’altra. Il diaframma è stato mantenuto costante, mentre il tempo di esposizione e stato quadruplicato fra una esposizione e la successiva (da 1/15 di secondo a 15 secondi). La sequenza delle foto è la stessa utilizzata nel precedente articolo:

Bracketing -4, -2, 0, +2 +4
Questa sequenza di scatti è in grado di contenere tutti i dettagli della scena ripresa nonostante la forte differenza di luminosità presente fra le zone illuminate e quelle in ombra. Questo non sarebbe stato possibile con uno scatto singolo a causa del contrasto eccessivo della scena.
Per combinare questi scatti selezioniamo in Photoshop l’operazione di image stacking dal menù:

File -> Scripts -> Load files into Stack

image stacking menu
Selezioniamo ora le immagini che vogliamo unire, avendo l’accortezza di settare il flag “Create Smart Object after Loading Layers”.
Nella finestra è presente anche un secondo flag denominato “Attempt to Automatically Align Source Images”. Se settiamo questo secondo flag photoshop cercherà di allineare automaticamente le immagini. Questa opzione è molto utile nel caso si siano effettuati gli scatti a mano libera oppure se la fotocamera è stata mossa fra uno scatto ed il successivo. Nel caso in cui invece si sia usato un solido treppiede, questa opzione deve essere lasciata disattivata.

image stacking window
A questo punto Photoshop creerà uno “smart object” formato da una pila contenente le immagini selezionate.

image stacking window
Una volta ottenuta questa pila sarà sufficiente fondere gli scatti calcolandone la media aritmetica tramite l’operazione: Layers -> Smart Objects -> Stack Mode -> Mean

image stacking window
Effettuata la media, basterà eseguire l’operazione di “rasterize” per trasformare lo “smart object” in un livello normale: Layers -> Smart Objects -> Rasterize

image stacking window
Eseguite queste veloci operazioni otterremo un’immagine che sarà la media aritmetica delle immagini di partenza.

image stacking result
Confrontando il risultato ottenuto con lo scatto 0EV (esposizione 1s) di partenza, possiamo osservare come le alte luci e le ombre siano state recuperate. Questo è evidente sia nell’immagine che nell’istogramma.
A fronte di un recupero degli estremi dell’espozione (luci ed ombre) abbiamo però una forte diminuzione del contrasto. Questo andrà quindi ripristinato applicando una classica curva ad S. L’ulitizzo delle curve invece che la regolazione di luminosità e contrasto ci permette di ripristinare il contrasto senza però perdere dettagli nelle luci e nelle ombre.

image stacking ripristino contrasto
Osserviamo un particolare del risultato finale paragonato allo scatto con esposizione media (1 secondo) e notiamo come si siano recuperati molti dettagli nelle alte luci e come il rumore nelle ombre sia diminuito.

image stacking final comparison
Effettuare la media artimetica di immagini con diverse esposizioni permette di aumentare la latitudine di posa modificando la curva di risposta della nostra fotocamera. Con curva di risposta si intende la curva che rappresenta la corrispondenza fra i valori di luminosità della scena e i valori numerici RGB dell’immagine catturata. La curva di risposta si può anche modificare cambiando alcuni parametri di ripresa, come il contrasto, il bilanciamento del bianco, lo spazio colore ecc., ma non si può estenderlo al di là dei limiti fisici della fotocamera. Combinando invece immagini con esposizioni differenti, questi limiti possono essere estesi.
Il grafico successivo mette a confronto una curva di risposta tipica di una fotocamera digitale (Nikon D50, SRGB, contrasto basso), con la curva di risposta ottenuta combinando 3 immagini ottenute a -2 EV, 0 EV e + 2 EV.

curva risposta Nikon D50
Dal grafico si vede chiaramente come come la latitudine di posa sia aumentata nelle alte luci, mentre contemporaneamente il mediare le 3 immagini diminuisce il rumore delle ombre aumentando ulteriormente la latitudine di posa utilizzabile.

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