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		<title>Ernesto Bazan &#8211; Presentazione &#8220;Al campo&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 16:32:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sera del 17 Aprile l’associazione FotoSfera ha organizzato un incontro con Ernesto Bazan per la presentazione del suo ultimo libro “Al Campo”. Ho scoperto Bazan qualche hanno fa quando sono stato letteralmente colpito dalle immagini di “Bazan Cuba” e non potevo quindi assolutamente perdermi questo evento. Ernesto Bazan nasce a Palermo nel 1959 ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La sera del 17 Aprile l’associazione <a href="http://http://www.fotosferatorino.it/">FotoSfera</a> ha organizzato un incontro con <a href="http://www.bazanphotos.com/" target="_blank">Ernesto Bazan</a> per la presentazione del suo ultimo libro “<a href="http://www.bazanphotospublishing.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3&amp;Itemid=14&amp;lang=it#alcampo" target="_blank">Al Campo</a>”. Ho scoperto Bazan qualche hanno fa quando sono stato letteralmente colpito dalle immagini di “<a href="http://www.bazancuba.com/" target="_blank">Bazan Cuba</a>” e non potevo quindi assolutamente perdermi questo evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ernesto Bazan nasce a Palermo nel 1959 ed inizia il suo percorso fotografico fin da ragazzo quando, come ama raccontare, un sogno gli intima: “Devi fare il fotografo”. Nonostante il padre volesse inizialmente che il figlio lo seguisse nella professione di chirurgo, Bazan continua per la sua strada. Dopo un breve periodo come assistente di un fotografo a Milano, capisce che per sviluppare il suo percorso deve lasciare l’Italia e nel 1979 inizia a frequentare la School of Visual Arts di New York. Finiti gli studi, passa un breve periodo nell’agenzia Magnum e successivamente lavora molti anni per diverse riviste sia italiane che internazionali. Un secondo cambiamento nella sua vita avviene nel 1992 quando conosce Cuba, terra di cui si innamora ed in cui vivrà fino al 2006. In questi quattordici anni passati a Cuba Bazan si sposa ed ha due gemelli, e fa le fotografie che sono alla base del libro “Bazan Cuba” e dell’ultimo suo lavoro “Al Campo”.<br />
Durante la serata, Bazan ha proiettato due video introduttivi e descrittivi di questi suoi lavori ed ha raccontato il suo percorso fotografico ed i suoi anni passati a Cuba. Molto interessante è il fatto che per pubblicare questi libri abbia deciso di non affidarsi ad una casa editrice, ma di fondarne una propria (la BPP) in modo da non avere nessun tipo di vincolo espressivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo libro “Bazan Cuba” è interamente in bianco e nero, mentre in “Al campo” Bazan sceglie di utilizzare il colore. Personalmente preferisco la scelta del bianco e nero, ma non ho delle ragioni oggettive per motivare questa preferenza, che forse è invece dettata solo da miei limiti nella capacità di visione e comprensione del suo lavoro a colori.</p>
<p style="text-align: justify;">Bazan nell’introduzione cita Robert Frank come uno dei suoi mentori e questo mi porta a paragonare il capolavoro di Frank “The Americans” con “Bazan Cuba”. Questi due libri sono però molto distanti, ma anche se può sembrare assurdo, trovo un punto di contatto nella loro contemporaneità. Le foto di “The Americans” risalgono a metà degli anni ’50, ed in queste Frank mantiene una sorta di salutare ed empatico distacco, mentre quelle di ”Bazan Cuba” sono di circa mezzo secolo dopo e molto più “vissute”. A ben guardare le immagini si vede però una Cuba congelata, ferma alla rivoluzione del 1959 e questo rende i due lavori assurdamente contemporanei. Da quegli anni il paese sembra essere piombato in una sorta di stasi ed immobilismo, in un sogno da cui si deve ancora risvegliare. Le fotografie del libro sono un po’ sgranate e talvolta un po’ mosse o sfuocate, ricche di ombre rotte solo a tratti da alcuni sprazzi di luce, e questo le dona un aspetto un po’ onirico. Esse rappresentano il sonno in cui questo paese vive, ma allo stesso tempo anche il sogno di Bazan di esserci vissuto. L’autore guarda in profondità nel paese, ma contemporaneamente guarda dentro se stesso e ciò fa’ di questo lavoro anche una sorta di autoritratto. In questo libro il sogno di Cuba ed il sogno di Bazan sono indissolubilmente legati e forse le immagini interne alla sovraccoperta sono della moglie e dei figli proprio a ricordare a se stesso e ai lettori che quegli anni non sono stati solo un sogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie di cuore a Bazan per queste perle che ci ha regalato e grazie anche a Fotosfera che ha organizzato questa emozionante serata.</p>
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		<title>Henri Cartier-Bresson Photographe</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 10:47:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 21 Marzo ha inaugurato a Palazzo Reale la mostra &#8220;Henri Cartier-Bresson Photographe&#8221;. Questa retrospettiva antologica di uno degli autori più importanti e conosciuti dell&#8217;intera storia della fotografia rimarrà aperta fino al 24 Giugno. Il mito di Bresson rende questo evento davvero imperdibile per gli appassionati e lo scorso sabato la mostra era affollata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 21 Marzo ha inaugurato a Palazzo Reale la mostra &#8220;Henri Cartier-Bresson Photographe&#8221;. Questa retrospettiva antologica di uno degli autori più importanti e conosciuti dell&#8217;intera storia della fotografia rimarrà aperta fino al 24 Giugno.<br />
Il mito di Bresson rende questo evento davvero imperdibile per gli appassionati e lo scorso sabato la mostra era affollata di visitatori ansiosi di poter ammirare le opere dell&#8217;inventore del famoso &#8220;momento decisivo&#8221;.<br />
Le opere di Bresson sono senza dubbio straordinarie, ma questa antologia mi ha parzialmente deluso. Il motivo principale di ciò nasce dal fatto che secondo me le opere di Bresson non sono adatte ad una mostra, o meglio la loro visione dal vivo non aggiunge nulla al guardarle riprodotte su uno dei tanti libri a lui dedicati.<br />
In alcuni casi le opere di un artista devono essere assolutamente viste dal vivo. Ad esempio una mostra di Chagall è semplicemente imperdibile perché la visione dei suoi quadri è un&#8217;esperienza emozionante ricca di colori e luminosità che nessuna riproduzione, per quanto accurata, può lontanamente avvicinare.<br />
Nel caso invece delle fotografie di Bresson, una qualunque riproduzione ben fatta non toglie nulla o quasi all&#8217;opera stessa.<br />
Le oltre 130 fotografie esposte ripercorrono la lunga storia dell&#8217;autore iniziando dai primi anni trenta per finire agli anni settanta.<br />
La maggior parte delle immagini sono famose, ma alcune di queste, soprattutto dell&#8217;ultimo periodo mi erano sconosciute. Ho trovato queste ultime particolarmente interessanti, perché sebbene coerenti con le immagini del primo periodo, mostrano secondo me un Bresson più riflessivo e maturo. E&#8217; sempre presente la voglia di guardare alla vita, ma alla vista di un giovane ansioso di scoprire ed imparare si sostituisce la contemplazione di chi molto ha già visto ed imparato. Forse questo potrebbe essere stato uno dei motivi che hanno mosso l&#8217;autore ad abbandonare la fotografia per dedicarsi alla pittura.<br />
Un altro spunto di riflessione della mostra è stato vedere la folla di visitatori presente. Bresson potrebbe infatti non essere il più grande fotografo di sempre, ma sicuramente è il più popolare. Le sue opere sono la sublimazione delle fotografie che milioni di fotoamatori fanno durante i loro viaggi. Tutti noi vorremmo poter fare almeno qualche scatto che si avvicini a quelli di Bresson. Le sue immagini sono inarrivabili per il comune fotoamatore, ma molto vicine a quelle che tutti noi vorremmo saper fare.</p>
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		<title>Prova Photoacute 3.0 e Super resolution</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 20:40:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella sezione articoli ho aggiunto una prova per verificare l&#8217;efficacia di Photoacute studio 3.0 e dei suoi algoritmi di “Super resolution”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sezione articoli ho aggiunto una <a href="http://www.torinoacolori.it/wordpress/articoli/prova-photoacute-3-0-e-super-resolution">prova</a> per verificare l&#8217;efficacia di <a href="http://photoacute.com" target="_blank">Photoacute studio 3.0</a> e dei suoi algoritmi di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Super-resolution" target="_blank">Super resolution</a>”</p>
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		<title>Gerry Di Fonzo &#8211; SAMPLING</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 22:17:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi giovedì 23 febbraio 2012 si è inaugurata presso ABF Scatola Chiara &#8211; Piccola Galleria per la Fotografia Storica e Contemporanea la mostra Sampling di Gerry Di Fonzo a cura di Daniela Giordi. In questa mostra Gerry propone una sua rielaborazione di dipinti distillandone le cromie e riproponendole sotto forma di moderni “codici a barre”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi giovedì 23 febbraio 2012 si è inaugurata presso ABF Scatola Chiara &#8211; Piccola Galleria per la Fotografia Storica e Contemporanea la mostra Sampling di Gerry Di Fonzo a cura di Daniela Giordi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa mostra Gerry propone una sua rielaborazione di dipinti distillandone le cromie e riproponendole sotto forma di moderni “codici a barre”. Questo lavoro va oltre i confini della fotografia tradizionale, ed entra a far parte delle più generiche arti visive nell’arte contemporanea. Questo utilizzo di elaborazioni digitali mi ricorda un fotografo/artista a me particolarmente caro: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Ruff" target="_blank">Thomas Ruff</a> ed in particolare alcuni suoi lavori come <a href="http://www.phillipsdepury.com/auctions/lot-detail/THOMAS-RUFF/NY010011/11/2/1/12/detail.aspx" target="_blank">Zycles</a> e <a href="http://www.sothebys.com/en/catalogues/ecatalogue.html/2012/contemporary-art-day-auction-l12021#/r=/en/ecat.fhtml.L12021.html+r.m=/en/ecat.lot.L12021.html/328/" target="_blank">Substrat</a> che sebbene concettualmente differenti ne condividono le radici numeriche. In particolare trovo che questo estratto di Stefan Gronert su Thomas Ruff si adatti perfettamente anche Gerry e al suo lavoro:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Anziché l’immagine come illusione di qualcos’altro gli interessa la sua creazione come processo, tanto che la costruzione della rappresentazione è importante almeno quanto il soggetto rappresentato. Per realizzarla l’artista ricorre anche a manipolazioni digitali e ad appropriazioni, forzando l’angusto orizzonte della fotografia tradizionale. In questo quadro il godimento estetico, sia come aspettativa sia come impegno, passa in secondo piano: la coerenza concettuale ha valore di per se stessa”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo lavoro di sintesi non filtra semplicemente la forma dei quadri, ma grazie ad una presentazione asettica sotto plexiglass anche i colori perdono la loro materia lasciando posto alle sole cromie. Il procedimento non sarebbe però realizzabile tramite un semplice algoritmo automatico e qui interviene l’abilità e la sensibilità dell’artista, che nella paziente ed attenta opera di selezione dei colori, aggiunge ulteriore valore allo sviluppo concettuale dell’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni opera è affiancata tramite un simpatico effetto ottico al quadro che l’ha generata e questo permette di apprezzare il lavoro di selezione e sintesi effettuato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.torinoacolori.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/sampling02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-374" title="sampling02" src="http://www.torinoacolori.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/sampling02.jpg" alt="Sampling of Andromeda tratto da Gustave Doré Andromeda - 1869" width="295" height="188" /></a><em>Sampling of Andromeda tratto da Gustave Doré Andromeda &#8211; 1869<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non posso quindi che suggerire di andare a vedere questa mostra che rimarrà aperta fino al 31 Marzo presso questa Piccola, e a questo punto mi permetto di aggiungere Preziosa, Galleria in via Peyron 17/e.<br />
Bravo Gerry che con questa operazione di sottrazione delle coordinate spaziali hai donato alle tue opere una nuova ed inesplorata direzione cromatica.</p>
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		<title>Luigi Ghirri &#8211; Project prints</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:44:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono appena rientrato a casa dall’inaugurazione della mostra di Luigi Ghirri “Project prints – Un avventura del pensiero e dello sguardo” e sento il bisogno di trascrivere immediatamente i pensieri e le emozioni di questa serata. L’introduzione della mostra è stata interessante e toccante per la presenza di Massimo Minini, Elena Re ed Arrigo Ghi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono appena rientrato a casa dall’inaugurazione della mostra di Luigi Ghirri “Project prints – Un avventura del pensiero e dello sguardo” e sento il bisogno di trascrivere immediatamente i pensieri e le emozioni di questa serata. L’introduzione della mostra è stata interessante e toccante per la presenza di Massimo Minini, Elena Re ed Arrigo Ghi, tutte persone che sono riuscite a raccontare non solo di Ghirri artista, ma di Ghirri uomo. Ciò è fondamentale perché credo che per comprendere la sua arte sia necessario prima di tutto comprenderne l’umanità.<br />
Un passaggio dell’intervento di Arrigo Ghi, lo stampatore di Ghirri, mi ha ricordato l’intervento di Alex Majoli che avevo ascoltato pochi giorni fa’ al convegno organizzato dalla Magnum. Ghi ricordava l’ostinazione di Ghirri per la fotografia e come questo l’avesse portato persino a vendere la propria casa. Questa ostinazione assomiglia molto all’ossessione che Majoli ricerca nei fotografi che gli sottopongono i portfolio. Non vedo però ostinazione nelle fotografie di Ghirri, ma solo nel suo modo di portare avanti i progetti nonostante per molto tempo non ne venga riconosciuto il valore e forse, ancora oggi, non venga compreso appieno.<br />
Durante la mostra ho avuto il piacere di ascoltare la conversazione fra Fulvio Bortolozzo, di cui ho seguito diversi corsi, Arrigo Ghi e l’assistente di Ghirri, Daniele De Lonti. La possibilità di sentire parlare chi ha conosciuto, lavorato ed amato Ghirri è sicuramente una fortuna e mi ha confermato che l’aver guardato e riguardato le sue fotografie un po’ me lo ha fatto conoscere anche se non ho mai avuto il privilegio di incontrarlo.<br />
Nella mostra, insieme alle opere, erano esposte tutta una serie reperti, scritti ed oggetti che documentando la progettualità e la centralità del pensiero di Ghirri nella realizzazione dei suoi lavori. Questi oggetti sono un ulteriore aiuto per comprendere l’artista. Le opere invece sono delle stampe a contatto, e questo non credo aiuti ad apprezzarle. Anche senza arrivare ai gigantismi di certa fotografia contemporanea (nella sala erano anche esposte delle opere di Ruff e Struth di 3 metri per 2), trovo che delle stampe a contatto soprattutto di negativi di piccolo formato siano decisamente troppo piccole per essere godute appieno. Forse sarò io a non avere più la vista da ragazzino, ma preferisco molto di più una fotografia un po’ più grande che “si lascia guardare” che una stampa minuscola che richiede uno sforzo non trascurabile per cercare di identificarne i dettagli. Molto interessanti ho trovato invece le copertine dei dischi realizzate per i CCCP, Dalla ed alcune etichette di musica classica dove Ghirri dimostra la sua unicità anche in lavori “commissionati”. Di queste copertine ne parla ampiamente in una delle lezioni trascritte in “Lezioni di fotografia”.<br />
In conclusione non posso che essere pienamente soddisfatto della serata e consigliare caldamente, a chi ne ha l’opportunità, di andare a vedere questa mostra, facendo però attenzione a non dimenticarsi gli occhiali !</p>
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		<title>Magnum days e l&#8217;ossessione di Alex Majoli</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 22:00:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 18 gennaio, presso il circolo dei lettori di via Bogino 9, si è tenuto il primo dei quattro appuntamenti dei Magmum days di Torino. Questo appuntamento consisteva in una tavola rotonda su alcuni temi potenzialmente interessanti: il dialogo tra fotografo e committente, le possibilità di libertà creativa del fotografo, il suo ruolo sociale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 18 gennaio, presso il circolo dei lettori di via Bogino 9, si è tenuto il primo dei quattro appuntamenti dei Magmum days di Torino. Questo appuntamento consisteva in una tavola rotonda su alcuni temi potenzialmente interessanti: il dialogo tra fotografo e committente, le possibilità di libertà creativa del fotografo, il suo ruolo sociale e civile e la formazione di archivi per la memoria.<br />
I partecipanti alla discussione erano tutti personaggi di spicco: dal Direttore de la Stampa Mario Calabresi, al direttore di Contrasto Roberto Koch, dal curatore Walter Guadagnini al fotografo di Magnum Alex Majoli.<br />
Calabresi, Koch, Guadagnini si sono lanciati in una lunga dissertazione sugli argomenti della discussione, senza però, a parer mio, aggiungere nulla a quanto un qualunque appassionato od appartenente al mondo della fotografia già non sappia. Unica eccezione è stata Alex Majoli, che umilmente ha affermato di non saper cosa dire e di non poter aggiungere nulla di rilevante alla discussione, ma che rispondendo ad una domanda del pubblico ha fornito un interessante spunto di riflessione.<br />
La persona del pubblico chiedeva quali erano i criteri in base ai quali venivano scelti i portfolio che venivano presentati dagli aspiranti fotografi Magnum. Dopo un attimo di riflessione Majoli rispondeva “L’ossessione”. Se riusciva a percepire l’ossessione del fotografo nel portare avanti i propri progetti allora questa era una variabile determinante nella scelta, più dell’occhio o della capacità di ottenere “buone” fotografie.<br />
L’ossessione è infatti presente in molti dei più grandi fotografi della storia. Penso ad esempio ad Atget e all’incredibile collezione di immagini di Parigi che ha raccolto. Oppure i ritratti di Sander che descrivono i caratteri del popolo tedesco. I coniugi Becher che collezionano immagini di residui industriali o i ritratti dei freaks della Arbus. In tutti questi casi si percepisce una profonda “ossessione” per il proprio lavoro. E questa ossessione forse è una delle strade che portano alla grandezza, ma in qualche caso anche alla pazzia.</p>
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		<title>Tornando altrove</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 16:14:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giovedì 12 gennaio 2012 inaugura presso la Fusion Art Gallery di piazza Peyron 9/G Torino, la mostra fotografica Tornando altrove a cura di Fulvio Bortolozzo. Questa mostra collettiva comprende il lavoro di nove autori che insieme a Fulvio Bortolozzo hanno sviluppato un proprio personale discorso fotografico. Sarò presente con un estratto di 8 opere del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 12 gennaio 2012 inaugura presso la <a href="http://www.fusionartgallery.it" target="_blank">Fusion Art Gallery</a> di piazza Peyron 9/G Torino, la mostra fotografica <a href="http://borful.blogspot.com/2012/01/tornando-altrove.html" target="_blank">Tornando altrove</a> a cura di <a href="http://www.bortolozzo.net/" target="_blank">Fulvio Bortolozzo</a>.<br />
Questa mostra collettiva comprende il lavoro di nove autori che insieme a Fulvio Bortolozzo hanno sviluppato un proprio personale discorso fotografico.<br />
Sarò presente con un estratto di 8 opere del mio ultimo lavoro MOLE 150.<br />
Quindi mi raccomando di andare in piazza Peyron tornando altrove, sarà un viaggio interessante !</p>
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		<title>Torino + Luce + Tricolore &#8211; lighting installation</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:29:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fotografia time lapse sta diventando molto popolare grazie ai sempre più numerosi e spettacolari video che si trovano su youtube e che vengono condivisi sui principali social network. In questo caso però, Mattia Boero riesce a realizzare un video che non è solamente spettacolare, ma che documenta anche efficacemente l&#8217;installazione del collare tricolore sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fotografia time lapse sta diventando molto popolare grazie ai sempre più numerosi e spettacolari video che si trovano su youtube e che vengono condivisi sui principali social network.<br />
In questo caso però, <a href="http://mattiaboero.photoshelter.com/" target="_blank">Mattia Boero</a> riesce a realizzare un video che non è solamente spettacolare, ma che documenta anche efficacemente l&#8217;installazione del collare tricolore sulla Mole Antonelliana.<br />
Un plauso quindi a Boero per questo felice esempio di connubio tra forma e sostanza.</p>
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